Corso Europa Il nuovo palazzetto sulle ceneri del vecchio Viaggio nel degrado Cantiere fantasma aperto agli sbandati Il caso. Buchi nella recinzione lasciano passare chiunque e sono stati tolti anche i pannelli dei ragazzi del Melotti La vegetazione copre parte dello scheletro di cemento CANTÙ Ancora un paiodi mesi e sarà il compleanno numero 29. Un compleanno che nessuno avrebbe voluto festeggiare, quello del "buco" di corso Europa, come ormai lo chiamano i cantu-rini, sede di due palazzetti dello sport mai nati e ora, da anni, sinonimo di abbandono e degrado. Nelle ultime settimane si è fatta avanti l'ipotesi, piuttosto concreta, di ripartire proprio da qui, per realizzare un palazzetto adatto alle esigenze della città, di concezione moderna e in grado di sostenersi finanziariamente. A promuovere il progetto Cantù Next, la società nata nei mesi scorsi per occuparsi della costruzione del nuovo palasport, Pallacanestro Cantù e anche il Comune. I canturini ci sperano, ma è presto per accendere gli entusiasmi Come dice quel vecchio adagio, chi si è scottato con l'acqua calda, poi tema anche quella fredda. Sono passati 29 anni E nella città del mobile, quando si parla di palasport, la scottatura brucia ancora. Ad alimentarla, d'altronde, è lo spettacolo dello stato in cui versa il secondo Pala-babele, affacciato su corso Europa Se il piramidone rosso targato Gregotti, ovvero il Palababele originale, poteva avere una valenza architettonica, nel caso del suo successore quel che resta è solo un moncone, un abbozzo di cemento e ferri ormai arrugginiti. La natura sembra voler dare una mano: il verde che cresce incontrollato nasconde un po' alla vista quel cratere lunare congelato a sei anni fa, quando gli operai dellabresciana Turra, un giorno, chiusero il cantiere per non fare più ritorno. La prima pietra del palazzetto era stata posata nel gennaio 1991, la seconda prima pietra arrivò il 20 aprile del 2012, tra commozione e un rinnovo amministrativo dietro l'angolo. Finito il tempo delle parole, si sottolineò nei discorsi ufficiali, era arrivato quello dei fatti. Oggi è il tempo della desolazione. Il cartellone di cantiere che annunciava l'avvio della costruzione del secondo palazzetto è ormai illeggibile. O meglio, l'unica parola che si scorge è un insulto. Con gli studenti del liceo artistico Melot- ti si era dato vita a un progetto realizzando dei pannelli finalizzati a decorare la recinzione del cantiere. Cade a pezzi Oggi non ci sono più, restano tanti buchi nei telai metallici dai quali chiunque, anche senza eccezionali doti atletiche, può entrare nell'area. Alcune lamiere sono piegate, il che pare confermare l'ipotesi. Peri meno ginnici c'è un passaggio tra due pannelli su via Don Sturzo, con tanto di pietra a fare da gradino. La presenza di rifiuti all'interno dell'area recintata dimostra che le intrusioni ci sono state. Anche se, in onestà, il Palababele, ormai concluso quando venne fermato il cantiere, poteva offrire un riparo per umanità varia o esercitare curiosità. In questo caso, invece, il paesaggio è sconfortante. E anche se qualcuno ha dipinto dei murales su quelle che dovevano essere le fondamenta della casa del basket cittadino, oggi, forse, il "buco" non interessa più neppure come tavolozza. Silvia Cattaneo Il cartello mostrava come avrebbe dovuto essere il nuovo palazzetto: ora non si legge quasi più nulla Lo scheletro della struttura è ormai coperto dalla vegetazione Rifiuti abbandonati: è il segno del passaggio degli sbandati Uno dei buchi nella recinzione I Ci sono segni evidenti di incursioni Ma l'area è ormai Lina sorta di palude I Paesaggio sconfortante Sulle fondamenta sono stati disegnati alcuni graffiti