Addio a Civolani, una vita per il Bologna È scomparso nella giornata di ieri, a fine mese avrebbe compiuto 84 anni. Era il decano dei giornalisti sportivi Civolani, laureato in Giurisprudenza, è stato un punto di riferimento per lo sport in città. Iniziò a Tuttosport ed era noto ultimamente soprattutto come commentatore di Massimo Vitali Ci ha lasciati il Civ. Basta questa ferale notizia perché i bolognesi che hanno a cuore le sorti della città, ma soprattutto della sua squadra di calcio, avvertano di colpo il peso di un vuoto lacerante. Gianfranco Civolani è stato, per oltre mezzo secolo, la coscienza critica del Bologna. Il Bologna, inteso non solo come squadra di calcio ma come comunità allargata di affetti, il Civ negli anni lo ha raccontato, pungolato, coccolato (in realtà poco, perché l'elogio gratuito non si sposava alla sua indole da duro e puro che non faceva sconti a se stesso ancor prima che al prossimo), spesso criticato ferocemente, ma senza alcun dubbio visceralmente amato, come si ama una costola della propria città. Il Civ lo ha fatto fino all'ultimo, col coraggio leonino di chi, pur stre- mato nel fisico, lottava stoicamente contro la malattia, ma non per questo rinunciava al piacere quotidiano di occuparsi delle vicende rossoblu, leggendo i giornali, intervenendo alle dirette radiofoniche e chiacchierando con gli amici giornalisti che lo andavano a trovare in ospedale. Fino a quando, nella serata di ieri, ha chiuso gli occhi per sempre in una stanza dell'Hospice Seragno-li, dove era ricoverato da qualche settimana. Solo qualche giorno fa, da quella stessa stanza d'ospedale, nell'ultimo drammatico messaggio audio trasmesso al 'Pallone nel sette', in quella E' tv che da anni era la sua casa televisiva, con crudo realismo aveva annunciato la possibilità concreta di dover presto fare i conti con la morte. Anche in questo, purtroppo, aveva dimostrato il fiuto del cronista. Gianfranco Civolani il 28 novembre avrebbe compiu- to 84 anni. E più o meno in quei giorni avrebbe presentato il suo ennesimo libro, per i bolognesi l'irrinunciabile strenna natalizia che adesso uscirà in versione postuma. Bolognese doc, laureato in giurisprudenza e specializzato in psicologia del lavoro, il Civ di- LE TANTE PASSIONI Poliedrico, il Civ aveva curato da direttore artistico il teatro 'La Ribalta' ventò giornalista nel 1957, ma in realtà, come amava raccontare, lo era «da sempre». Lui era già in prima fila il 21 aprile 1945 in piazza Maggiore quando la città fu liberata dagli eserciti di americani e polacchi, e da allora è come se non avesse mai smesso di esserci, che fosse sotto le Due Torri o in giro per il mondo (era un viaggiatore curioso e instancabile), laddove ci fossero da raccontare storie di calcio o di vita. Dalle colonne di 'Tuttosport' e 'Stadio' ha fatto il resoconto di sei mondiali di calcio e due olimpiadi. In più ha pubblicato una ventina di libri, frutto delle memorie personali da inviato sportivo ma anche della conoscenza approfondita del tessuto sociale, morale e umorale di una Bologna di cui è stato un figlio esemplare e insieme un ritrattista impeccabile. Per dire quanto fosse poliedrico, negli anni '60 Civolani è stato anche direttore artistico del teatro 'La Ribalta', nonostante il meglio lo abbia dato nel mondo dello sport. Dirigente di vertice della Federazione italiana baseball, il Civ è stato per oltre quarant'anni proprietario e presidente della squadra femminile della Libertas Basket. Poi ha dirottato il suo im- GLI INCARICHI Era stato anche dirigente di vertice della federazione italiana baseball pegno sull'altra squadra femminile di basket della città, la Mattei-plast Progresso, alternando successi a contenziosi turbolenti, in perfetto stile Civ. Il suo regno era nel tessuto di strade tra piazza della Resistenza e via Calori, a ridosso del PalaDozza: chi passava da quelle parti ogni mattina poteva prendere un caffè al bar con lui, magari sacramentando per un gol preso al novantesimo dal Bologna. Il Civ è stato un amabile burbero che non si negava a nessuno. Gli anni più difficili, passati a combattere la malattia, li ha trascorsi a fianco della fidata Valeria, sua ex cestista e tramite col mondo. «Come sta il Civ?», abbiamo chiesto fino a ieri a Valeria. Il Civ adesso sta Lassù, tra Dall'Ara, Bulgarelli e Pascutti. Col suo sigaro e la mela nascosta nel borsello. E quei baffoni che hanno se- gnato un'epoca. » RIPRODUZIONE RISERVATA PRESIDENTE Il numero uno dei canestri rosa Le imprese della Libertas e del Progresso costruite con le sue idee Tutto d'un pezzo, anche nel mondo dei canestri. Il Civ aveva una passione dichiarata, la Virtus e un grande rispetto per la Fortitudo. Ma aveva una passione per i canestri in prima persona: nessun altro presidente ha avuto una carriera tanto lunga nel basket rosa. Prima la Libertas (senza interruzioni dal 1962 al 2005), poi il Progresso che considerava una sua creatura. «Mangia-coach» perché il Civ, che non avrebbe mai rinunciato a pensare con la sua testa, ipotizzava che i suoi tecnici potessero sempre fare meglio. Con il Progresso un paio di miracoli: due promozioni in A1, una nel 2017 e una pochi mesi fa. Due anni fa la rinuncia per la mancanza di garanzie economiche, pochi mesi fa, prima della A1,la rottura con il gruppo e la decisione che, comunque sarebbe finita, le strade tra lui e le ragazze si sarebbero separate. Anche questo era il Civ che, nelle sue mille attività, è stato dirigente di baseball, sponda Fortitudo: semplicemente inimitabile. a. gal. © RIPRODUZIONE RISERVATA