IL DERBY PIÙ AMARO Sfida a senso unico: la Virtus Bologna stritola la Grissin Bon Il campo ha dimostrato un'enorme differenza tra le due squadre: gli ospiti hanno sfruttato nel migliore dei modi la loro superiore fisicità GRISSIN BON VIRTUS BOLOGNA GRISSIN BON: Mekel 12 (4/7,1/3), Johnson-Odom 20 (5/6, 1/6), Fontecchio (0/3 da due), Upshaw 4 (2/5, 0/3), Owens 6 (3/7 da due), Voivoda 2 (1/5, 0/3), Poeta 5 (2/3, 0/2), Candì 2 (1/4, 0/2), Pardon 8 (3/3 da due). Ali. Buscaglia. SEGAFREDO BOLOGNA: Markovic (0/2, 0/4), Gaines 16 (2/4, 3/7), Weems 10 (3/3,1/3), Ricci 12 (0/1, 4/6), Delia 10 (5/8), Baldi Rossi 3 (1/2 da tre), Teodosio 8 (1/3, 0/3), Hunter 16 (8/13 da due), Pajola 4 (1/1 da due), Deri, Niko-lic. Ali. Djordjevic. Arbitri: Baldini, Borgo e Belfiore. Note: parziali 15-21, 31-40, 42-58. Tiri liberi: Grissin Bon 11/14, Segafredo 12/16. Da tre: Grissin Bon 2/19, Segafredo 9/25. Falli tecnici a Markovic e Pardon. Spettatori 4530. di Angelo Costa Dalla più classica delle partite che non cambierebbero verso nemmeno se durassero tre giorni, esce battuta la più debole, la Grissin Bon. Battuta, ma non ridimensionata: quando si affronta chi gioca un altro campionato, di livello più alto, può succedere di accusare la distanza. Reggio la avverte dal primo all'ultimo minuto, mai davanti e sempre a leggere la targa: con questa Virtus stavolta non c'è partita, insomma. Alla fine ci sta che Buscaglia rim- pianga di non aver fatto la gara che aveva in mente, ma qui non si scappa: l'imbattuta capolista mostra di avere una taglia in più su tutto. E' più fisica, ha più ritmo, ha più identità ed è anche più brava nello spezzare l'asse fra la regìa e i lunghi di casa, il popolarissimo pick 'n roll: pur non giocando la gara perfetta, perché butta al vento 17 palloni e il divino Teodosio ne ha meno voglia del solito, Bologna incassa la settima vittoria in altrettanti turni di campionato e qualcosa vorrà dire. Se ne vieti fuori una partita a senso unico è perché la Virtus mette la mano alla gola della Grissin Bon fin dal primo vagito di gara: le toglie i punti di riferimento, la spinge lontano dall'area, le impone una circolazione di palla con un numero di giri superiore. Lo fa con un regista davvero di Eurole-ga come Markovic, che riesce a essere l'uomo chiave pur non segnando mai, come succedeva a Ossola ai tempi della grande Ignis, ma in compenso manda la palla dove vuole (8 assist, sei nel quarto d'avvio). Costretta a giocare in apnea, Reggio inevitabilmente va in confusione: spara alla luna da lontano (2 su 19 il conto delle triple), pa- ga la differenza di fisicità nei duelli individuali, non riesce ad accendersi come aggressività di gioco, se non in Pardon, che per ruolo deve però dipendere dagli altri. Qualche fiammata in attacco, vuoi da Mekel, vuoi da John-son-Odom dopo aver pagato un conto salatissimo in difesa: troppo poco per illudersi di esser già pronti per il torneo ristretto a poche elette. 'Zitti e lavorare', è la filosofia con cui Buscaglia si porta a casa la sconfitta: lo dice con sano realismo, sapendo bene che, per il campionato che le compete, la sua Grissin Bon non solo è pronta, ma è già un bel pezzo avanti. Tre giri di palla e si capisce come andrà a finire: la Virtus che per la prima volta in campionato presenta il lungo argentino Delia, lasciando Gamble in tribuna, sembra un flipper che accende tutti gli special, a cominciare dall'indiavolato Gaines, la Grissin Bon ha un passo più felpato perché si vede chiudere gli spazi do- IL GRANDE PROBLEMA Costretti a giocare in apnea, i biancorossi hanno chiuso solo con 2/19 al tiro Ha tre ve è abituata a costruire. Morale: al 5' la capolista è già in fuga (4-13), senza mai esagerare (15-25 il top al 13'), ma nemmeno perdere il controllo quando Reggio alterna uomo e zona in difesa oppure si affida alla batteria di tiratori Vojvoda-Upshaw (1/9 le triple all'intervallo). Non è la partita che voleva Busca-glia, né quella che si aspettavano i 4530 accorsi a stipare il palaBi-gi: al primo timido accenno di rimonta reggiana (40-47 al 26'), la risposta di Bologna è spietata, 11-0 secco e via ai titoli di coda, dopo aver toccato il massimo vantaggio (42-62 al 31') e aver fatto arrabbiare Djordjevic per un paio di dormite sul pressing a tutto camoo dei biancorossi. Fini- sce così, semmai era cominciata, con menzione d'onore al più impegnato: l'instant replay, consultato in dosi massicce dagli arbitri anche su episodi avvenuti sotto il loro naso, e questo spiega abbastanza come sia stata diretta una partita che di dubbi sul risultato non ne ha avuti mai. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il fuoriclasse Milos Teodosio al tiro contrastato dall'ungherese David Voivoda