Pistoia torna finalmente a respirare La vittoria con Trieste è stata una boccata d'ossigeno per i biancorossi, che hanno conquistato i primi punti BASKET La vittoria contro Trieste è stata per Pistoia una boccata d'ossigeno, ma di quelle da respirare a pieni polmoni. La OriOra era sul punto di annegare all'ultimo ha trovato un'ancora di salvataggio che almeno per il momento le consente di rimanere a galla. Due punti che servivano come il pane per continuare a dare un senso a questa stagione che altrimenti si sarebbe potuta chiudere mestamente in anticipo. Se è vero, com'è vero, che le vittorie aiutano il morale e danno fiducia, Pistoia deve attingerne a piene mani perché, adesso, tutto è ancora possibile. La squadra, si spera, si è sbloccata o, quanto meno, come ha detto coach Michele Car-rea, si è tolta di dosso la scimmia della prima vittoria in campionato per cui se fino ad ora il problema mentale aveva inciso sul ren- dimento dei giocatori, da questo punto di vista le cose dovrebbero essere a posto. A giudica dalla prestazione dei biancorossi di direbbe di sì dal momento che la squadra ha saputo reagire ad una situazione molto difficile. Due quarti giocati malissimo e regalati agli avversari, un palaz-zetto che prima della reazione arrivata a metà del terzo quarto non era certo stato di grande aiuto, i fischi alla fine del primo tempo con una partita ancora tutta da giocare sono incomprensibili, lo spettro della settima sconfitta che aleggiava, non erano certo le condizioni migliori per giocare e invece è proprio in quel momento che la squadra ha reagito. Lo ha fatto d'orgoglio, di rabbia e di volontà, ma soprattutto di squadra. Questo l'aspetto emotivo. Poi c'è quello tecnico che va di pari passo e qui il protagonista è Michele Carrea che con una scelta coraggiosa ha cambiato volto alla squadra e al match. Il tecnico biancorosso ha capito che la squadra sotto di dieci punti e praticamente con l'acqua alla gola aveva bisogno di una scossa, di una sferzata di energia e, allora, fuori Angus Brandt e via con un quintetto più piccolo per avere maggiore rapidità, velocità e agonismo. Una scelta vincente perché è proprio da questo che la squadra ha tratto la forza per ribaltare la partita acquisendo fiducia e giocando una pallacanestro forse più congeniale a quelle che sono le caratteristiche dei giocatori. Tutto bene quindi? Non proprio perché i primi due quarti non vanno dimenticati, anzi, devono essere lì impressi a futura memoria perché gli inizi di partita sono importanti quanto i finali perché quando una gara scappa non sempre si riesce a riprendere. Maurizio Innocenti Michele Carrea e l'entusiasmo della panchina biancorossa (foto Castellani)