L'OPINIONE Quando la leggerezza diventa inconsistenza di GIANCARLO PIGIONATTI Uuanclo la leggerezza diventa inconsistenza. U, se preferite, quando un possibile pregio si tramuta in un danno devastante da "pronti, via" per un'Open-jobmetis, subito, azzerata e, aliatine, umiliata. L'AX Armani è di un'altra dimensione, lo si sapeva, come del pronostico avverso, ma non ci si può far dominare finendo gli uomini di Caja sotto di trenta punti, spogliati di ogni requisito d'accompagnamento solitamente, a misura del proprio essere in campo per energia, aggressività, compattezza e dinamismo tra difesa e attacco, tutti connotati finiti a brandelli. Fisicamente debole e psicologicamente labile: ecco un'Openjobmetis che non t'aspetti nella sua inesistenza. Senza le solite fluide linee di gioco tra singoli, finite tutte a soqquadro e con un impianto parso in preda alla provvisorietà sono così emersi, con più evidenza, le carenze individuali di Ferrerò e compagni, pure "orfani" di Mayo, "dimezzato" nelle sue segnature nonché incapace di infondere sicurezza ai compagni, intenti in uno scriteriato tiro al bersaglio, peraltro e abitualmente, poco inclini, per caratteristiche o limiti di altre capacità, ad osare in area avversaria, figuriamoci quella intimidatoria della potente Milano. Le conseguenze sono note quando si "sparacchia alle mosche" con insistenza diabolica attraverso un'esercitazione al tiro scel- lerata come recitano le trentasette conclusioni da tre punti (di cui solo otto a segno, pari al 21 %) rispetto alle ventinove (di cui dodici centrate) da due, molte delle quali, in verità, eseguite quando le mamme dei milanesi avevano già buttato la pasta. Stavolta la difesa, messa a ferro e fuoco dagli attacchi dell'ottimo Moraschini ("affamato", come non mai, di gloria) e di quei compagni in cerca di una propria prestigiosa titolarità rispetto ai più noti campioni, lasciati più o meno a riposo da Messina, non ha prodotto quelle transizioni offensive, tipiche dei biancorossi prealpini, vieppiù frustrata da tanta imprecisione in attacco. Spiace per lafol-ta schiera di tifosi varesini sugli spalti e per quelli a casa davanti alla tivù i quali, pur riconoscendo la superiorità di Milano, più massiccia sotto i tabelloni, laddove Simmons ha ballato come un ragazzotto spaesato, almeno prima di trovare canestri, a "babbo morto", buoni per un tabellino personale più dignitoso, mai avrebbero pensato a una delusione così cocente. A far supporre una prestazione decorosa al di là del risultato erano i presupposti d'una squadra, quella di Caja, sin lì, terza in difesa perpun-ti di media subiti e quarta in attacco per punti segnati il che avrebbe pur significato qualche cosa, peraltro, in riferimento ai precedenti di Milano, battuta al Forum da Brescia e Brindisi e, nell'occasione-quinta gara in dieci giorni, tra campionato ed Eurolega -affaticata ma, vien da dire, non troppo possedendo, per contro, forze fresche nel suo ricco roster. Ora l'Openjobmetis è quinta come difesa e settima in attacco per dire degli effetti rovinosi di un derby cominciato male e finito peggio. In verità, nella sostanza, vedi la classifica, non cambia nulla valendo quell'opinione secondo cui è meglio perdere una partita di venti o trenta punti che perderne venti o trenta di uno ma guai a non trarre opportune riflessioni mancando, peraltro e notoriamente, un certo volume di peso sotto i tabelloni a difesa schierata e variabili d'attacco in area avversaria per evitare di affidarsi alla propria vena balistica dall'arco, esaltante nel bene ma dannosa nel male.