Smentire tutto per sopravvivere Altrimenti è una grande fuga Il presidente Ario Costa e Andrea Beretta della Carpegna prosciutto Non solo un problema con i tifosi, ma anche con lo sponsor: ultimi in classifica non è una bella immagine BASKET Speranze tante, risultati raggelanti. Non è una bella storia quella che sta vivendo in questa prima fase di stagione la Carpegna Prosciutto. Anzi, iniziando proprio dallo sponsor, si può dire che le cose vanno male, molto male. La cifra data alla Vuelle dalla grande azienda di insaccati del comasco, società che sta tappezzando con cartelloni pubblicitari anche i grandi stadi del calcio, non sarà di quelle che cambiano la vita, ma comunque sono soldi - si viaggia tra i 350 e i 375 mila euro -. E se i risultati sono questi, i fratelli Beretta a fine stagione fuggono a gambe levate. Stare fra i primi fa immagine positiva, stare sul fondo della classifica, non è propriamente una bella vetrina. Detta... in latino, si sta profilando, se non verranno posti presto dei rimedi seri, un vero disastro. Non vorremmo essere nei panni del presidente Ario Costa. Perché la situazione è complicata sotto tutti i profili. Mettere le mani sulla squadra vuol dire sconfessare, a distanza di un paio di mesi dall'inizio del campionato, tutte le scelte fatte durante l'estate. Quindi vuol dire anche andare in contrasto con lo staff tecnico, smentire radicalmente una filosofia tecnica. Perché un allenatore che sceglie di giocare senza un pivot di ruolo e con l'ala forte che non arriva a due metri, in mezzo a marcantoni di colore che potrebbero anche partecipare a gare di salto in alto, ha una sua filosofia. Ma che, non solo non sta dando risultati, ma non dà nemmeno l'impressione che potrebbe darne in futuro. Anche domenica a Treviso 8 rimbalzi in meno, che sono 4 palle giocabili, 8 punti potenziali, a stare bassi. Quindi quel centimetro che divide una vittoria possibile da una sconfitta certa. Storia complicatissima. Soprattutto perché le altre squadre considerate degli strofinacci, hanno vinto. Forse sono stati scelti giocatori che fra quache anno calcheranno i parquet di New York e Los Angeles, ma in questo momento Pesaro non può permettersi questo lusso: non è un'incubatrice di potenziali fenomeni, anche perché i danni potrebbero essere molto gravi. m.g.