« Virtus: oggi il primato, domani l'Eurolega » Rigaudeau a Bologna: «Tra i momenti più importanti della mia vita quella volta che parlai al pubblico arrabbiato che aveva invaso il campo» Antoine Rigaudeau, 47 anni, a uno dei tavoli della Virtus Tennis che ha ospitato la chiacchierata di Alessandro Gallo «Ci sono tre momenti che mi porterò dietro per tutta la vita. La nascita dei miei figli, proprio a Bologna; un pranzo con Michael Jordan e quella volta che, microfono in mano, parlai ai tifosi Virtus, che avevano appena contestato Madrigali». Antoine Rigaudeau, 47 anni, capelli più lunghi e barba folta non ha dimenticato Bologna - dove ha giocato dal 1997 al 2002 - e gli amici («non tanti magari, ma buoni»). E nella sede della Virtus Tennis racconta e si racconta. Antoine, torniamo a quel 12 marzo 2002, al PalaMalaguti. «Si doveva giocare Virtus-Trie-ste. Madrigali aveva appena cacciato Messina. E i tifosi invasero il campo». E lei, in piedi, sul tavolo dei giudici di campo, prese il microfono e riportò tutti alla ragione. «Forse ero il capitano, non ricordo bene. Ma in quel momento non era facile prendere la parola. La gente era arrabbiata. Ho capito solo a distanza di anni che cosa ho fatto. Lo ricordo, perché sono orgoglioso di come mi comportai». Eppure lei con la Virtus ha vinto tanto. «Vero. Sono contento di quello che ho fatto, ma vivo nel presente, proiettato nel futuro. I ricordi sono belli, ma passano». Lei e Bologna. «Nell'estate del 1997 c'erano al- LA STELLA TEODOSIO «Punti in comune? Le caratteristiche sono diverse. Felice per Djordjevic» cune opportunità. Scelsi la Virtus e Bologna». Felice della scelta? «Molto. In Italia sono stato solo bianconero. Non avrei giocato per altri. Tifosi caldi e appassionati. La ricchezza di un club. Anche questo l'ho compreso dopo avere smesso. Presidenti, giocatori, allenatori, dirigenti passano. La passione dei tifosi, per fortuna, resta». Rigaudeau che, per la Bologna bianconera, era semplicemente «Le Roi», il re. «Curioso che, pur essendo un re, ci fosse un coro sulle note della Marsigliese. Battute a parte, credo che l'etichetta, che non mi aveva dato nessuno prima, fosse del professor Grandi. Poi sono rimasto Le Roi anche in Spagna». I compagni più forti? «Tutti». Risposta diplomatica? «No, il collettivo prima dell'individuo. Se ho vinto tanto è perché avevo dei compagni fantastici». II nome dell'allenatore resta unico. «Ettore Messina è stato il mio coach per cinque anni. Poi, per pochi mesi, Boscia Tanjevic». Cosa le è rimasto di Bologna? «Oltre agli amici, che quando posso vengo a trovare, l'abitudine del caffè, dell cappuccino. E la pasta. E una città dove sono davvero stato bene». Prima a Sasso Marconi... «Poi una casa in centro. Sono stato così bene che i miei figli, Timo-thè e Nathan sono nati qui». Lei era un playmaker atipico. Punti di contatto con Teodosio? «Il numero. Anche io, a Valencia, avevo il 44». Solo quello? «Ogni giocatore è diverso dall'altro. Ognuno ha le sue caratteristiche. Non cerco punti in comune». Un giudizio su Djordjevic? «E' a capo di uno staff tecnico che ha riportato la Virtus in testa al campionato». La Virtus in vetta in serie A che effetto le fa? «I tifosi l'aspettavano da tempo. La passione e l'abitudine a vincere qua resta. C'è un gruppo serio a capo di tutto: questo dà stabili- AMICI VERI «Scelsi il bianconero nel 1997: non mi sono mai pentito. Adesso mi occupo di eventi» tà. Mi sembra che l'obiettivo sia tornare in Eurolega». Lei ne vinse due. «Il muro dei tifosi, credo 6mila, a Barcellona la prima volta. Poi il playoff con il Tau. E le emozioni legate al Grande Slam». Se la Virtus torna in Eurolega la vedremo al palazzo? «Non lo so. Non mi fa piacere promettere a vanvera. Però sarei felice di rivedere la Virtus in Eurolega». Cosa fa oggi Rigaudeau? «Ho provato a fare l'allenatore a Parigi, ma non ero convinto. Quello è stato un errore». E adesso? «Vivo a Valencia, sono sereno tranquillo, con un ritmo di vita che mi piace. Sono una persona curiosa che cerca di capire il mondo. E faccio parte di una società che si chiama nbn23. Ci occupiamo di organizzazione e di eventi. E di offrire referti elettronici, statistiche e play by play delle gare. Per digitalizzare il tutto anche a livello amatoriale. E abbiamo creato un app ribattezzata Swish». © RIPRODUZIONE RISERVATA