«Contro Venezia vietato mollare Far tesoro della lezione di Brindisi» OriOra, parla il lungo biancorosso Quarisa nato in Laguna tornato a casa a dare una mano nei giorni scorsi e che si confondono con le emozioni di giocare contro Venezia, la squadra della propria città. «Vedere la maglia oro granata con il leone stampato sul petto sarà sicuramente un'emozione forte. Da Venezia arriveranno alcuni amici e se perdo mi prenderanno in giro per tutta l'estate quando tornerò a casa». La partita non è di quelle facili e arriva subito dopo la batosta subita a Brindisi, la più brutta dall'inizio della stagione. «A Brindisi siamo stati in partita per 5 minuti - dice Quarisa - poi ci siamo sciolti. Dispiace perché venivamo da due ottime prestazioni contro Trieste e Cantù e da un buon periodo di lavoro. Già sul pullman abbiamo rivisto la partita per cercare immediatamente delle soluzioni, ma sono sicuro che si sia trattato di un incidente di percorso visto che è la prima volta che lasciamo andare via la partita». Speriamo che la lezione sia servita, anzi, diciamo che la squadra dovrà avere bene in mente cos'è successo a Brindisi per non ripetere più una prestazione simile anche perché domenica contro Venezia se Pistoia dovesse di nuovo sciogliersi alla prima difficoltà andrebbe incontro ad una nuova figuraccia. «E' vero, dobbiamo tenere alta la tensione per tutti i quaranta minuti ricordandoci della lezione che abbiamo subito a Brindisi. Certo sarebbe stato meglio affrontare un'altra squadra, ma il calendario è questo e noi lavoriamo per dimostrare di essere competitivi contro i campioni d'Italia e vogliamo farlo di fronte alla nostra gente». Da sinistra Justin Johnson e Andrea Quarisa BASKET di Maurizio Innocenti Per Andrea Quarisa domenica sarà una giornata di campionato decisamente speciale dal punto di vista sportivo e umano. Quarisa, veneziano di nascita, si troverà ad affrontare la squadra della sua città avendo nel cuore il disastro che l'ha colpita. «Venezia è la mia città - dice Quarisa - è ciò che è successo è stato un duro colpo. L'acqua alta così non accadeva dal 1966 quando arrivò a 194 centimetri, questa volta sono stati 187 centimetri che hanno comunque provocato grandissimi danni. Sono sempre stato in contatto con i miei familiari e amici e appena ho potuto sono tornato a casa per dare una mano. Noi venezia- ni siamo gente tosta e ci risolleveremo presto». Quarisa ha smesso le scarpe da basket per indossare gli stivali e andare ad aiutare la sua gente nel giorno libero dagli allenamenti trovandosi di fronte ad una situazione disastrosa. «La cosa più brutta - racconta il lungo biancorosso - è vedere letti e materassi fuori dalla casa perché significa che quelle persone non hanno più un posto caldo dove ripararsi, è vedere la vecchia edicola davanti alla scuola spazzata via, le gondole spezzate, amici che non possono rientrare in casa. Ho cercato di fare ciò che potevo, offrendo un posto a casa mia per chi ne aveva bisogno e aiutando amici che hanno ristoranti e alberghi a togliere l'acqua e il fango». Scene che rimangono impresse